La febbre suina potrebbe riesplodere in autunno
in antivirali influenza suina, febbre suina in autunno on mercoledì 6 maggio 2009
«Non possiamo escludere che l'influenza suina» dovuta al virus A/H1N1 «si manifesti a un livello più basso ora, per poi esplodere in autunno come fece la terribile febbre spagnola, che ebbe un'ondata mite nella primavera del '18 e poi una seconda nell'autunno di quello stesso anno». Lo afferma Gianni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità (Iss), nel corso della presentazione, oggi a Roma, della mostra itinerante su nuove e vecchie epidemie, realizzata dal Centro Travel Medicine e Global Health di Rimini. Difficile fare previsioni sul futuro della febbre suina che sta spaventando l'intero pianeta. «Non abbiamo certo una sfera di cristallo - sottolinea l'epidemiologo - e c'è chi sostiene che il virus potrebbe comportarsi proprio come la spagnola». Ma Rezza non perde l'ottimismo: «la storia non si ripete mai uguale a se stessa - chiosa - e le misure di contrasto adottate sinora hanno arginato la diffusione. In Europa la situazione appare sotto controllo, e questo segna un grande successo della sanità pubblica: ha operato bene evitando che l'epidemia dilagasse. C'è da chiedersi - fa notare - cosa sarebbe accaduto se non avessimo alzato la guardia». Se da un lato, poi, il virus potrebbe colpire con più forza in autunno, «possiamo anche sperare - sottolinea Rezza - che il primo focolaio», ovvero quello messicano, «si prosciughi e nel frattempo non ne nascano di secondari. In tal caso, l'allerta potrebbe rientrare». Ancora irrisolto, poi, 'l'arcanò delle morti messicane. «Non è ancora chiaro - spiega infatti l'esponente dell'Iss - perchè il virus in quel Paese abbia provocato vittime mentre nelle altre parti del mondo ha di fatto causato danni minori. Non sappiamo, al momento, se nelle altre aree geografiche il virus sia stato meno virulento, o ci siano piuttosto concause da prendere in considerazione legate, ad esempio, al sistema sanitario messicano o alle condizioni igienico sanitarie di quel Paese». E sull'ipotesi che il Messico non avrebbe originato la diffusione del virus A/H1N1, come sostenuto ieri dall'ambasciatore in Italia Jorge Eduardo Chen Charpentier, Rezza ammette che «non è da escludere. Per ora - sottolinea tuttavia - non sono stati identificati suini affetti dal virus, ma ci sarà tempo per fare studi più approfonditi».
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